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| The Maison of Bahji in Akka, Israele, dove Baha'u'llah trapassò il 29 maggio 1892. (Foto per gentile concessione di Karman Granfar - Baha'i Media Bank) |
La commemorazione della Sua morte si chiama 'Ascensione di Bahá'u'lláh', e in tutto il mondo bahá'í viene celebrata con preghiere e selezionati Scritti bahá'í. E 'anche uno dei nove giorni nel corso dell'anno solare Baha'i, dove il lavoro deve essere sospeso.
Per quasi 40 anni Bahá'u'lláh ha subito carcere e confino, dalla sua casa natale in Persia (oggi Iran), a Baghdad, e poi alla città ottomana di Costantinopoli, Adrianopoli, e infine alla città famigerata prigione di Acri (in Israele oggi), dove è stato trattenuto in una cella fredda e umida.
Durante gli ultimi anni della Sua vita, Bahá'u'lláh è stato tenuto agli arresti domiciliari in 'The Mansion of Bahjí', che è al di fuori delle mura della prigione di Acre.
Il Santuario di Bahá'u'lláh si trova all'interno del perimetro del palazzo di Bahjí, ed è considerato il luogo più sacro e più santo sulla terra per i bahá'í.
Una delle descrizioni più consoni relative alla Ascensione di Bahá'u'lláh è stato scritto da Shoghi Effendi in Dio passa:
"Già nove mesi prima della Sua ascensione, Bahá'u'lláh, come afferma 'Abdu'l-Bahá, aveva espresso il desiderio di lasciare questo mondo. Da quel momento in poi, dal tono delle Sue osservazioni a quelli che giungevano alla Sua presenza, divenne sempre più evidente che, sebbene Egli Si astenesse dal dirlo apertamente, la fine della sua vita terrena si stava avvicinando. La notte che precede l'11 Shavval 1309 dell'Egira (8 maggio 1892), Baha'u'llah contrasse una lieve febbre che, sebbene salisse il giorno seguente, subito dopo cessò. Egli continuò a concedere colloqui ad amici e pellegrini, ma ben presto fu evidente che non stava bene. La febbre ritornò in forma più acuta, le condizione generali peggiorarono, sopravvennero alcune complicanze che alla fine culminarono nella Sua ascensione il 2 dhi'l-aádih 1309 dell'Egira (29 Maggio 1892 ) all'alba, otto ore dopo il tramonto, nel Suo settantacinquesimo anno di vita. Il Suo spirito, finalmente liberato dalle fatiche di una vita costellata di tribolazioni, aveva spiccato il volo verso i Suoi "altri domini" domini "sui quali gli occhi della gente dei nomi non si sono mai posati", e verso i quali la "luminosa Damigella", "di bianco vestita", L'aveva invitato ad affrettarsi, come Egli Stesso scrive nella Lawh-i-Ru'yá (Tavola della Visione), rivelata diciannove anni prima in occasione dell'anniversario della nascita del Suo Precursore.
Sei giorni prima di morire, mentre giaceva a letto appoggiato a uno dei Suoi figli, convocò alla Sua presenza l'intera compagnia dei credenti e numerosi pellegrini che si erano raccolti nella Magione, per quella che doveva rivelarsi la loro ultima udienza con Lui. "Sono molto soddisfatto di tutti voi", disse affettuosamente e gentilmente alla folla piangente che Gli si raccoglieva intorno. "Avete reso innumerevoli servigi, e siete stati molto solleciti nei vostri lavori. Siete venuti qui ogni mattina e ogni sera. Possa Dio assistervi a rimanere uniti Possa aiutervi a esaltare la Causa del Signore dell'essere". Alle donne raccolte attorno al Suo cappezzale, comprese quelle che facevano parte della Sua famiglia, rivolse analoghe parole d'incoraggiamento, assicurando con certezza che in un documento da Lui affidato al Più Grande Ramo le aveva raccomandate tutte alla Sua cura.
La notizia della sua ascensione fu immediatamente comunicata al sultano 'Abdu'l-Hamid con un telegramma che cominciava con le parole "Il Sole di Bahá è tramontato" e che informava il monarca dell'intenzione di seppellire le sacre spoglie nei pressi della Magione, sistemazione alla quale egli prontamente acconsentì. Bahá'u'lláh fu, dunque, sepolo nella camera più a nord della casa che serviva da residenza per Suo genero, la più settentrionale delle tre case adiacenti la Magione a occidente. La Sua tumulazione ebbe luogo poco dopo il tramonto dello stesso giorno della Sua ascensione.
L'inconsolabile Nabil, che durante i giorni della Sua malattia aveva avuto il privilegio di un'udienza privata con Lui, che 'Abdu'l-Bahá aveva incaricato di scegliere i brani che costituiscono il testo della Tavola della Visitazione ora recitata nella Più Santa Tomba e che nel suo incontrollabile dolore si gettò in mare poco dopo il trapasso del suo Diletto, così descrive l'agonia di quei giorni: "Pareva che il turbamento spirituale suscitato nel mondo della polvere, avesse fatto tremare tutti i mondi di Dio.... La mia lingua interiore ed esteriore non è in grado di descrivere la condizione in cui eravamo .... Nella confusione generale si vide una moltitudine degli abitanti di 'Akká e dei villaggi vicini, che gremiva i campi attorno alla Magione, piangere, battersi il capo e gridare a gran voce il proprio cordoglio."
Per un'intera settimana un gran numero di persone in lutto, ricchi e poveri, si fermò a rammaricarsi con la famiglia del defunto, profittando giorno e notte del cibo prodigalmente offerto dai suoi membri. Notabili, tra i quali figuravano sciiti, sunniti, cristiani, ebrei e drusi, poeti, 'ulamá e funzionari del governo, s'unirono tutti nel piangere la perdita di Baha'u'llah e nel magnificarNe le virtù e la grandezza. Molti di cosoro Gli dedicarono orazioni funebri scritte in versi e in prosa, in arabo e in turco.Analoghi riconoscimenti giunsero da città lontane come Damasco, Aleppo, Beirut e Cairo. Tutte queste calorose testimonianze furono presentate ad 'Abdu'l-Bahá, Che ora rappresentava la Causa dello scomparso Capo e le Cui lodi erano spesso frammiste in questi elogi agli omaggi a SuoPadre."
http://bahaiblog.net/site/2012/05/27/the-ascension-of-bahaullah/

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