Uno speciale incontro di preghiera avrà luogo al Centro nazionale bahá’í di Roma, domenica 7 p.v. in previsione della seconda udienza del processo dei sette dirigenti bahá’í imprigionati in Iran prevista a Teheran nello stesso giorno. Dopo quasi due anni di carcere questi sette innocenti esseri umani sono stati formalmente incriminati il 12 gennaio, quando sono stati ingiustamente imputati per numerosi capi d’accusa e ora rischiano la sentenza capitale.
Tutte le comunità bahá'í del mondo sono state invitate a organizzare speciali incontri di preghiera per queste sette persone. Sono state inoltre chieste preghiere nelle 24 ore a partire da mezzogiorno di sabato. Amici di gruppi interreligiosi si uniranno a questa veglia pregando nelle loro congregazioni in alcune città del mondo.
Queste sette persone, noti come Yárán, che significa «amici», hanno detto che le preghiere offerte per loro in tutto il mondo sono state costante motivo di consolazione e di sostegno per loro, nelle loro lunghe traversie in prigione, che essi hanno sopportato per quasi due anni con eroica forza e pazienza. Nel gruppo dello Yárán vi sono amici e parenti di bahá’í che vivono in Italia.
Nella prima udienza del 12 gennaio sono state lette le imputazioni e i sette dirigenti le hanno categoricamente negate. Le gravissime accuse mosse contro di loro, secondo le notizie pubblicate da mezzi di informazione sponsorizzate dal governo, sono spionaggio, «attività di propaganda contro l’ordine islamico», «formazione di una “amministrazione illegale”», collaborazione con Israele, invio all’estero di documenti segreti, atti contro la sicurezza del paese e «corruzione sulla terra».
La decisione dell’Iran di processare i sette dirigenti bahá’í ha suscitato una forte reazione internazionale, fra cui anche un appello del premio Nobel Shirin Ebadi per la loro immediata liberazione e assoluzione.
Questi sette bahá'í sono disposti a pagare il massimo prezzo, la loro vita, per la causa dell’unità del genere umano. In tutto il mondo molte persone che hanno grandi ideali pensano che colpire una persona significa colpire tutti e che la giustizia deve diventare i principio sovrano delle cose umane. I bahá’í in Iran hanno fatto grandissimi sacrifici, per oltre 150 anni, per promuovere questo ideale. Il peso del sacrificio può essere tolto dalle loro spalle, il mondo può chiedere all’Iran di farli ritornare liberi alle loro famiglie.
Il Centro bahá'í di Roma si trova in Via Stoppani 10, - www.bahai.it
Link articolo New York Times:
http://www.nytimes.com/2010/01/23/us/23religion.html?scp=1&sq=Behrouz%20Tavakkoli%20-%20baha%27i&st=cse
LA FEDE BAHA’I
La Fede bahá’í è una religione mondiale indipendente con circa sei milioni di seguaci. È la seconda religione per diffusione geografica nel mondo. È sorta nel XIX secolo Iran con l’apparizione di due
profeti, noti come Il Báb (1819-1850) e Bahá’u’lláh (1817-1892). Bahá’u’lláh ha proclamato che i fondatori di tutte le grandi religioni del mondo hanno il medesimo rango e che tutti i loro messaggi hanno origine divina. Inoltre, i credenti della Fede bahá’í ritengono che la
loro Fede sia la realizzazione delle promesse di tutte le grandi religioni.
I principi e gli insegnamenti della Fede bahá’í toccano molti aspetti della vita umana, ma il loro scopo fondamentale è l’unificazione dell’umanità in un’unica società globale, diversa nelle sue culture ma pacifica, giusta e animata da un unico grande sistema di valori.
Bahá’u’lláh ha detto: «La terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini».
I bahá’í credono che lo scopo delle religioni sia la promozione della civiltà. Essi pregano assieme e si consultano assieme per risolvere ogni problema. Sono obbedienti ai governi dei paesi nei quali
risiedono, servono l’umanità e osservano la più alta moralità personale.
Per ulteriori informazioni, si vedano www.bahai.org e www.bahai.it
foto: Rezvan Tavakkoli, a Clinton, Maryland, è in attesa di notizie di suo fratello, un leader Bahai in Iran che deve affrontare una condanna a morte.
giovedì 4 febbraio 2010
COMUNICATO STAMPA SULLA GIORNATA DI PREGHIERE
lunedì 1 febbraio 2010
I BAHA'I CONDANNANO VIOLAZIONE GIUSTO PROCESSO IN IRAN
NEW YORK, 31 gennaio (BWNS) –
La Baha’i International Community ha emesso una dichiarazione che condanna il processo di 16 persone ieri in Iran come «una violazione degli standard del giusto processo accettati da tutte le nazioni».
La dichiarazione spiega che nel processo gli imputati non avevano la rappresentanza legale prevista e sono state usate «confessioni» inattendibili. Una delle 16 persone processate è baha’i.
«L’uso di “confessioni estorte” e il rifiuto di concedere una rappresentanza legale adeguata rispecchia la crescente aggressione contro i diritti umani da parte delle autorità iraniane», ha detto Bani Dugal, la principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.
La dichiarazione completa dice come segue:
Il processo celebrato ieri a 16 persone in Iran, accusate di aver partecipato alle dimostrazioni di Ashura del 27 dicembre, ha violato tutti gli standard del giusto processo accettati da tutte le nazioni.
La Baha’i International Community non conosce i fatti per quanto riguarda 15 degli imputati, ma può confermare che una persona, identificata nei rapporti governativi con la sigla P. F. è baha’i.
I processi farsa celebrati subito dopo le elezioni presidenziali del giugno 2009, durante i quali gli imputati sono stati costretti a leggere dichiarazioni di auto accusa, hanno totalmente screditato sia in Iran sia all’estero le «confessioni» come quella che sarebbe stata fatta da «P.F.». È ben noto che quel tipo di confessione è estorta mentre i prigionieri si trovano in condizioni di estrema difficoltà, spesso sottoposti a spaventose tattiche come privazione di cibo e sonno, false esecuzioni, minacce contro le famiglie, e peggio.
Piuttosto che accettare la propria responsabilità per i tumulti nel paese, il governo iraniano organizza processi farsa per scaricare la colpa su cittadini innocenti e altri.
Si afferma che le sessioni dei processi sono aperte, ma la data delle sessioni non è notificata neppure alle famiglie degli imputati.
La persona identificata come P.F., come altri nove baha’i arrestati il
3 gennaio Teheran, non ha potuto mettersi in contatto con la famiglia, gli è stato negato di consultare un legale o di scegliere la propria rappresentanza legale. Il legale d’ufficio che lo ha rappresentato non ha fatto altro che accettare la «confessione» del suo cliente e presentare una formale istanza di clemenza.
Il governo iraniano sa bene che uno dei principi fondamentali della Fede baha’i prescrive che i suoi seguaci si astengano rigorosamente da qualsiasi partecipazione alla politica delle parti, locale, nazionale o internazionale. Di conseguenza l’arresto dei dieci baha’i il 3 gennaio, oltre una settimana dopo le dimostrazioni di Ashura, e l’affermazione che i baha’i sono «dietro» i recenti tumulti antigovernativi sono state una grande sorpresa per la comunità baha’i.
È chiaro che queste false accuse non riguardano i baha’i che avrebbero partecipato alle dimostrazioni di Ashura. Tutto fa pensare a un espediente inscenato dalle autorità per giustificare l’imposizione di ulteriori restrizioni sulle attività della comunità baha’i. Questa non è che una nuova tattica nella sistematica campagna di persecuzione in atto che cerca di eliminare la comunità baha’i come entità vitale nel paese.
Chiediamo ai governi e alle persone giuste di tutto il mondo di unirsi a noi e di protestare contro le flagranti violazioni dei diritti umani in Iran, delle quali il processo di ieri è stato solo il più recente esempio.
http://news.bahai.org/story/753
mercoledì 27 gennaio 2010
LA DETENZIONE DEI DIECI BAHA'I FA CRESCERE L'APPRENSIONE PER GLI ALTRI PRIGIONIERI
Oltre a essere in ansia per loro, si teme anche che le accuse contro queste dieci persone siano usate per creare false prove nel processo contro i sette dirigenti baha’i in carcere dal 2008 le cui udienze riprenderanno il 7 febbraio p.v.
«Un’affermazione di questo genere sarebbe assurda, perché i sette dirigenti sono confinati in prigione da due anni», ha detto.
Subito dopo gli arresti del 3 gennaio, i media, approvati dal governo, hanno dichiarato che i dieci erano in possesso di armi e munizioni che tenevano in casa perché facevano parte del complotto antigovernativo che ha inscenato le dimostrazioni di dicembre.
I dieci sono praticamente scomparsi nel sistema carcerario iraniano, ha detto la signora Dugal.
Non si sa se qualcuno di questi dieci baha’i arrestati sia stato effettivamente presente durante le dimostrazioni di Ashura. Ma l’affermazione che essi occupavano una posizione centrale nell’organizzazione dei tumulti o che erano in possesso di armi da usare contro il governo è completamente priva di fondamenta, ha detto.
«Nelle tre settimane trascorse dal loro arresto, le loro famiglie non hanno avuto alcun contatto con loro, a parte un breve messaggio telefonico a un membro di una famiglia l’11 gennaio».
Malgrado le famiglie non abbiano potuto mettersi in contatto con loro, si è saputo che i dieci sono stati recentemente trasferiti nella prigione Gohardasht di Karaj.
«Un compagno di cella di alcuni dei prigionieri baha’i che è stato recentemente liberato ha informato le famiglie di questo trasferimento», ha detto la signora Dugal. «Non sappiamo perché siano stati trasferiti, ma sappiamo che le famiglie hanno cercate di far avere ai prigionieri indumenti e denaro. Le autorità di Karaj hanno accetto il denaro ma non gli indumenti».
I dieci baha’i arrestati il 3 gennaio sono la signora Leva Khanjani, nipote del signor Jamaloddin Khanjani, uno dei sette dirigenti baha’i, e suo marito, il signor Babak Mobasher; signor Artin Ghazanfari e sua moglie, la signora Jinous Sobhani, ex segretaria del premio Nobel e difensore dei diritti umani signora Shirin Ebadi; il signor Mehran Rowhani e il signor Farid Rowhani, che sono fratelli; il signor Payam Fanaian; il signor Nikav Hoveydaie e il signor Ebrahim Shadmehr e suo figlio, signor Zavosh Shadmehr.
Il 12 gennaio, i sette dirigenti sono stati formalmente accusati nella Sezione 28 del Tribunale rivoluzionario di Teheran.
A quanto hanno detto i mezzi di comunicazione sponsorizzati dal governo, i sette sono stati accusati di spionaggio, attività di propaganda contro l’ordine islamico, organizzazione di amministrazione illegale, collaborazione con Israele, invio all’estero di documenti segreti, azioni contro la sicurezza del paese e corruzione sulla terra.
Gli imputati hanno negato tutte le accuse davanti al tribunale.
La signora Dugal ha riferito che il giudice avrebbe detto che la prossima udienza del processo che avrà luogo il 7 febbraio p.v. sarà aperta e le famiglie vi potranno presenziare. Le prima sessione è stata tenuta a porte chiuse.
I sette «dirigenti» sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm.
Questo gruppo di sette persone e i dieci arrestati il 3 gennaio sono fra le centinaia di baha’i che sono stati messi in prigione nel corso delle persecuzioni in atto contro i baha’i, una campgna sistematica che negli ultimi dieci anni è divenuta molto più accanita.
http://news.bahai.org/story/751
foto: Il Comitato dei diritti umani ha pubblicato queste fotografie e ha individuato queste persone tra i 10 Baha'i, tra cui due coppie di coniugi, arrestati il 3 gennaio.
GIORNATA DELLA MEMORIA - preghiera di 'Abdu'l-Baha per l'umanità
“O Signore benevolo! Tu hai creato tutta l’umanità dallo stesso ceppo e hai decretato che tutti faccian parte della stessa famiglia.
Alla Tua santa presenza tutti sono Tuoi servi e tutta l’umanità è protetta dal Tuo Tabernacolo; tutti sono radunati alla Tavola della Tua Munificenza e illuminati dalla luce della Tua Provvidenza.
O Dio! Tu sei benevolo con tutti, provvedi per tutti, ospiti tutti, conferisci la vita a tutti; hai donato a tutti abilità e talenti e tutti sono immersi nell’Oceano della Tua Misericordia.
O Signore generoso! Unisci tutti. Fa’ che le religioni siano in armonia e fa’ di tutte le nazioni una sola nazione, acciocché esse si considerino una sola famiglia e reputino il mondo una sola patria. Possano tutti vivere assieme in perfetta armonia.
O Dio! Innalza lo stendardo dell’unità del genere umano.
O Dio! Stabilisci la Più Grande Pace.
Salda, o Dio, i cuori in un sol cuore.
O tenero Padre Iddio! Rallegra i nostri cuori con la fragranza del Tuo amore. Illumina i nostri occhi con la luce della Tua Guida. Delizia le nostre orecchie con la melodia della Tua Parola e proteggici tutti nella Fortezza della Tua Provvidenza.
Tu sei il Forte e il Potente, Tu sei il Perdonatore e Tu sei Colui Che indulge ai falli di tutta l’umanità”.
Preghiere baha'i pp. 190/191 - Casa Editrice Baha'i
lunedì 25 gennaio 2010
SFIDA AI CAPI RELIGIOSI: sono capaci di affrontare un riassetto così fondamentale?
In breve, sembrò che antichi muri fossero caduti. Per alcuni influenti studiosi della religione, la riunione era unica, «senza precedenti nella storia del mondo». Il Parlamento, disse il suo illustre principale organizzatore, ha «liberato il mondo dal bigottismo». Un'immaginosa leadership, si previde fiduciosamente, avrebbe colto. l'opportunità e ridestato nelle comunità religiose della terra, da lungo tempo divise, uno spirito di fratellanza che avrebbe fornito alla prosperità e al progresso del nuovo mondo il necessario supporto morale.
Così incoraggiati, presero piede e fiorirono movimenti interreligiosi d'ogni sorta. Una vasta letteratura, disponibile in molte lingue, introdusse un crescente pubblico di credenti e non credenti agli insegnamenti di tutte le grandi fedi, un tema che a suo tempo avrebbe interessato la radio, la televisione, il cinema e infine Internet. Istituzioni di livello universitario fondarono programmi di studio per diplomi in religione comparata. Alla fine del secolo erano ormai divenuti un fatto normale servizi di culto interreligiosi, impensabili solo pochi decenni prima.
È chiaro purtroppo che queste iniziative mancano di logica intellettuale e impegno spirituale. A differenza dei processi di unificazione che stanno trasformando gli altri rapporti sociali dell'umanità, l'ipotesi che le grandi religioni del mondo siano tutte egualmente valide per natura e per origine è caparbiamente ostacolata da antiquati modelli settari di pensiero.
Il progresso dell'integrazione razziale non è semplice espressione di sentimentalismo o mera strategia, nasce invece dal riconoscimento che i popoli della terra costituiscono un'unica specie le cui molteplici variazioni di per sé né conferiscono vantaggi né impongono svantaggi ai singoli membri della razza.
Anche l'emancipazione delle donne ha comportato che le istituzioni sociali e l'opinione pubblica fossero disposte a riconoscere che non esistono ragioni, biologiche, sociali o morali, che giustifichino il fatto che si neghi alle donne la piena parità con gli uomini e alle ragazze pari opportunità educative rispetto ai ragazzi. E l'apprezzamento del contributo dato da alcune nazioni al modellamento di un'evolvente civiltà globale non suffraga l'illusione ereditaria che altre nazioni abbiano poco o punto da offrire all'impresa.
Ma per lo più i capi religiosi sembrano incapaci di affrontare un riassetto così fondamentale. Altri segmenti della società accettano le implicazioni dell'unità del genere umano, non solo in quanto inevitabile passo successivo per il progresso della civiltà, ma anche come completamento di tutti i tipi di identità minori che la nostra razza porta a questo critico momento della nostra storia collettiva. La maggior parte della religione organizzata, invece, resta paralizzata sulle soglie del futuro, stretta nella morsa di quei dogmi e di quelle pretese di accesso privilegiato alla verità che hanno prodotto alcuni dei più aspri conflitti che abbiano diviso gli abitanti della terra.
(Casa Universale di Giustizia, Ai capi religiosi del mondo - Casa Editrice Baha'i)
Scarica il documento integrale al link:
http://www.bahainforma.it/
mercoledì 20 gennaio 2010
PROCESSO DEI SETTE DIRIGENTI BAHA'I IN IRAN
Stabilita la data per la prossima sessione del processo dei sette dirigenti baha’i
GINEVRA 20 gennaio 2010 –
La Baha’i International Community ha saputo oggi che le autorità iraniane hanno notificato ai legali de sette dirigenti baha’i imprigionati che la prossima sessione del processo avrà luogo il 7
febbraio p.v.
Durante la prima sessione del processo, che ha avuto luogo il 12 gennaio a Teheran, i giudici hanno letto le accuse ai sette, i quali le hanno categoricamente smentite.
Diane Ala’i della Baha’i International Community ha detto: «Sappiamo poco di quello che è avvenuto in tribunale, ma possiamo affermare con certezza che i sette baha’i innocenti si sono alzati e hanno fermamente respinto tutte le imputazioni contro di loro».
Ha detto inoltre: «Date le proteste internazionali che hanno accompagnato la prima sessione del tribunale, possiamo sicuramente dire che il mondo sta osservando attentamente il processo e che il governo iraniano sarà ritenuto responsabile di qualunque ingiustizia».
A quanto hanno detto organi di informazione sponsorizzati dal governo, i sette sono stati accusatri di: spionaggio, «attività di propaganda contro l’ordine islamico», creazione di una «amministrazione illegale», collaborazione con Israele, invio all’estero di documenti illegali, atti contro la sicurezza del paese e «corruzione sulla terra».
I sette imputati sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm.
Tranne uno, sono stati arrestati tutti il 14 maggio 2008 a Teheran nelle loro abitazioni. La signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. Da allora sono stati trattenuti nella prigione Evin e per un anno non hanno avuto comunicazione formale delle accuse né la possibilità di incontrare un legale.
http://news.bahai.org/story/750
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martedì 19 gennaio 2010
CORSI DI GRUPPO SUL "SENSO BIOLOGICO"
giovedì - 21 gennaio 2010
Serata presentazione corsi di gruppo sul
'Senso Biologico'
relatore
Shauruz Rouholfada
Inizio incontro alle ore 20,30
presso
Associazione Spazio Contatto
via R.Marin 14
Padova (vicino Prato della Valle)
Questa tecnica è molto efficace se si vuole imparare a gestire le proprie situazioni in maniera radicalmente diversa.
Shahruz illustrerà alcune delle leggi del cervello inconscio e le sue ripercussioni sugli eventi della nostra vita; si vedranno le connessioni tra lo stress e le malattie o le origini dei nostri vissuti.
Questo e molto altro, basta chiedere, ci sarà uno spazio per il dibattito libero.
Siete i benvenuti
http://lanostramente.blogspot.com/
domenica 17 gennaio 2010
GIORNATA MONDIALE DELLA RELIGIONE
domenica 17 gennaio 2010
Questo video è una visione dell'unità dell'umanità e l'unità della religione.
E' una presentazione bahá'í musicale.
Le immagini e gli scritti esprimono il principio di base dell'Unità d'origine delle religioni così prezioso per i Bahá'í.
Si tratta della visione di una famiglia globale, di un mondo in armonia, di un pianeta in amore.
La canzone e le immagini si chiamano:
"Divina Tapestry" di Smith e Dragoman: smithanddragoman.com / home.html
http://www.youtube.com/watch?v=Hf-uub_4Qd8
giovedì 14 gennaio 2010
ASSOCIAZIONE DI ISPIRAZIONE BAHA'I PER AIUTO AI TERREMOTATI DI HAITI
Un'associazione di ispirazione baha'i che sostiene progetti di sviluppo sociale ed economico ad Haiti.
E' stato aperto un fondo speciale per l'aiuto ai terremotati.
http://www.monafoundation.org/
LA REAZIONE DEL MONDO AL PROCESSO DEI SETTE DIRIGENTI BAHA'I
GINEVRA, 13 gennaio (BWNS)
La decisione dell’Iran di dare inizio ieri al processo dei sette diri-genti baha’i ha suscitato una forte reazione internazionale, compresa la richiesta del premio Nobel Shi-rin Ebadi di liberarli e proscioglierli immediatamente.
«Se si vuole fare giustizia e se le accuse contro i miei clienti saranno esaminate da un giudice imparzia-le, il solo possibile verdetto è l’assoluzione», ha detto la signora Ebadi, in un commento
divulgato da WashingtonTV, un notiziario Web statunitense.
La signora Ebadi, che è uno dei legali detti sette, ha detto di aver letto attentamente l’incartamento del-le accuse contro di loro e di non aver «trovato né ragioni né prove che sostengano le accuse mosse dal pubbliche ministero».
Anche altri hanno espresso la propria preoccupazione per l’equità del processo, chiedendo che sia tenu-to a porte aperte e secondo gli standard legali internazionali.
Governi e personalità eminenti dell’Unione Europea, degli Stati Uniti, del Brasile, dell’India e del
Canada hanno pubblicato dichiara-zioni di grande preoccupazione.
La dichiarazione dell’Unione Europea è uscita ieri e ha ribadito una precedente richiesta di ammettere al processo dei sette baha’i la presenza di osservatori internazionali.
La dichiarazione dice: «L’Unione Europea ricorda che la libertà di pensiero, di coscienza e di religione è un diritto fondamentale e innegabile che deve essere garantito in ogni circostanza. L’Unione Europea chiede un processo giusto, equo e aperto, nel rispetto di tutti gli standard e gli obblighi internaziona-li...».
Ieri in Brasile, Luiz Couto, presidente della Commissione per i diritti umani della camera federale dei deputati, ha detto in una lettera all’ambasciatore iraniano in Brasile che è evidente che «il
processo non è trasparente e pubblico» e che un processo a porte chiuse viola il diritto a una difesa completa ed equa.
«Pensiamo che la libertà di religione e di credo, per musulmani, cristiani, ebrei, buddhisti, baha’i e ogni altra espressione religiosa, sia un fondamentale diritto umano per la democrazia, in
occidente e in o-riente», ha detto l’onorevole Couto.
Lunedì, il Dipartimento di stato degli Stati Uniti ha condannato la decisione dell’Iran di procedere con il processo.
«Le autorità hanno tenuto in carcere queste persone per oltre venti mesi, senza rendere pubblica alcuna prova contro di loro e dando loro poche possibilità di accesso a una consulenza legale», ha detto Philip J. Crowley, assistente segretario all’Ufficio degli affari pubblici del Dipartimento di stato americano. «Queste persone hanno diritto a un giusto processo».
In India, eminenti personalità indiane hanno invitato il governo ad affrontare il tema delle persecuzioni dei baha’i con Teheran. «Il nostro paese ha un lungo passato di pluralismo e tolleranza e ha il dovere di pronunciarsi», ha detto Maja Daruwala, direttore del Commonwealth Human Rights Initiative, secondo il quotidiano The Hindu di sabato.
In Canada, il Ministro degli esteri Lawrence Cannon ha fatto una dichiarazione venerdì per esprimere grande preoccupazione sul prolungamento della detenzione dei sette dirigenti baha’i. «È deplorevole che queste persone siano state messe in prigione solo per la loro fede e che sia stato negato loro un giu-sto processo», ha detto il signor Cannon.
La nota esperta legale di diritti umani Cherie Blair in un’intervista di oggi con la BBC ha chiesto la li-berazione di «questo gruppo di persone che vive una religione che predica la pace e non ha fatto niente per meritare questo processo».
Nell’intervista con la WashingtonTV, la signora Ebadi, che si trova attualmente fuori dall’Iran, ha an-che dato un’idea di quello che è accaduto ieri nella Sezione 28 del Tribunale rivoluzionario, dove si è celebrata la «prima sessione» del processo.
Ha detto che sono stati presenti nel tribunale solo due legali del Centro dei difensori dei diritti umani, che lei stessa aveva designato. E che malgrado fosse stato richiesto un processo a porte
aperte, il processo è stato a porte chiuse.
Le accuse contro i sette sono state ripetute ieri da articoli pubblicati da mezzi di comunicazione sponso-rizzati dallo stato.
Le accuse sono: spionaggio, «attività di propaganda contro l’ordine islamico», crea-zione di un’amministrazione illegale, collaborazione con Israele, invio all’estero di documenti segreti, azione contro la sicurezza del paese e corruzione sulla terra».
Diane Ala’i della Baha’i International Community ha detto che i sette hanno sempre categoricamente negato le accuse. «Possiamo essere certi che lo hanno fatto anche davanti al giudice ieri», ha affermato.
I sette sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm.
Tranne uno, sono stati arrestati tutti il 14 maggio 2008 a Teheran nelle loro abitazioni. La signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. Da allora sono stati trattenuti nella pri-gione Evin e per un anno non hanno avuto comunicazione formale delle accuse né la possibilità di in-contrare un legale.
Prima dell’arresto i sette formavano un gruppo ad hoc nominato, conosciuto come gli «Amici». Il loro ruolo, che il governo sapeva che essi svolgevano, era quello di provvedere alle necessità spirituali e materiali minime della comunità baha’i in Iran, che non aveva più un guida formale poiché i suoi organi di governo eletti erano stati sciolti in seguito a un decreto governativo nel 1983.
http://news.bahai.org/story/749
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mercoledì 13 gennaio 2010
GIORNATA MONDIALE DELLA RELIGIONE
Bari, 17 gennaio 2010
ore 10,oo
Fortino di Bari
sala inferiore
La Giornata Mondiale della Religione è stata istituita nel 1950 (3° domenica di gennaio) dall'Assemblea Spirituale dei Bahà'ì degli Stati Uniti d'America, quale logica conseguenza della Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo (Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 10 dicembre 1948), approvata dall'Assemblea O.N.G. dell'ONU (a cui appartengono, tra l'altro, delegazioni rappresentative delle Religioni più diffuse nel mondo) è ora osservata sia in Oriente che in Occidente - in moltissime nazioni, in alcune delle quali è diventata un evento voluto ed appogiato dallo Stato.
Essa ha lo scopo principale di riaffermare la libertà di cultura, di pensiero e di coscienza religiosa, libertà di culto e di associazione pacifica ed offre, d'altronde, un'occasione speciale per un riconoscimento pubblico della necessità di un'unità spirituale come base di un nuovo ordine di fratellanza e di pace.
Per questa edizione il tema sarà "BARI, CROCEVIA DI RELIGIONI" ed i relatori saranno specialisti della fede ebraica, cristiana, musulmana e bahà'ì.
Il tutto sarà accompagnato da musica e alcune letture dai testi sacri.
PREOCCUPAZIONE DELL'UNIONE EUROPEA PER I BAHA'I IN IRAN
"L'Unione europea esprime profonda preoccupazione per il processo dei sette dirigenti baha'i, che si apre oggi in Iran, in quanto le accuse contro di loro sono motivati dalla loro appartenenza ad una minoranza religiosa."
http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/fr/cfsp/112213.pdf
CONDANNA PROCESSO FARSA BAHA'I IRAN
Appello della Commissione degli Stati Uniti per la libertà religiosa internazionale (USCIRF) per un rilascio immediato dei prigionieri baha'i in Iran
La prova che i capi religiosi di Baha'i nell'Iran cospiravano contro l'Iran è “una falsità„ e dovrebbe essere condannata nei più forti termini possibili dalla comunità internazionale, ha detto la Commissione degli Stati Uniti su libertà religiosa internazionale (USCIRF) oggi.
http://www.uscirf.gov/index.php?option=com_content&task=view&id=2921&Itemid=1martedì 12 gennaio 2010
INIZIO PROCESSO SETTE DIRIGENTI BAHA'I
Ha avuto inizio oggi a Teheran il processo contro i sette dirigenti baha’i
GINEVRA, 12 gennaio (BWNS)
Il processo dei sette dirigenti baha’i imprigionati ha avuto inizio oggi in Iran. Le prime notizie indicano che il processo è caratterizzato da numerose violazioni delle procedure di un giusto processo.
«Abbiamo saputo che non sono stati ammessi osservatori», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. «Il fatto è oltraggioso, dato che i sette sono stati trattenuti in carcere solo a causa delle loro credenze religiose, contro tutte le norme dei diritti umani.
«Abbiamo saputo anche che perfino i legali hanno dovuto discutere per entrare – legali che comunque non hanno mai potuto incontrare gli accusati per quasi due anni.
«Si sono viste entrare le persone del Ministero dell’Intelligence che interrogheranno i prigionieri e una troupe cinematografica e fare domande sulla natura del processo», ha detto.
La signora Ala’i ha anche rimarcato che lunedì sera un sito Web iraniano affiliato alla televisione di stato ha messo in rete una storia annunciando che il processo era già incominciato ed elencando le stesse accuse infondate mosse in passato contro i sette.
«In ogni caso, tutto ciò lascia pensare che si tratti di un processo irregolare, molto simile ai processi farsa inscenati in Iran negli ultimi mesi», ha detto.
I sette sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Ti-zfahm.
Tranne uno, sono stati arrestati tutti il 14 maggio 2008 a Teheran nelle loro abitazioni. La signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. Da allora sono stati trattenuti nella prigione Evin e per un anno non hanno avuto comunicazione formale delle accuse né la possibilità di in-contrare un legale.
«Qualunque cosa accada, è chiaro che il processo di questi sette innocenti è il processo dell’intera co-munità religiosa ed è un tentativo di intimidire ulteriormente e ostracizzare tutti i baha’i
iraniani sem-plicemente perché hanno opinioni religiose diverse da quelle delle persone al potere».
Per vedere l’articolo:
http://news.bahai.org/story/748
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lunedì 11 gennaio 2010
ARTICOLO DELL'AVVENIRE SUI BAHA'I ARRESTATI IN IRAN
Articolo apparso a pag 14 del quotidiano L’Avvenire di oggi 11 gennaio 2010
LA RITORSIONE
A PROCESSO ENTRO UNA SETTIMANA 12 MEMBRI DELLA SETTA DI BAHAI ARRESTATI DURANTE LE MANIFESTAZIONI
Saranno processati entro una settimana dalla Corte rivoluzionaria di Teheran 12 appartenenti alla setta religiosa dei Bahai, messa al bando in Iran, arrestati dopo le manifestazioni dell’opposizione del 27 dicembre. Lo ha reso noto il procuratore della capitale iraniana, Abbas Jafari-Dolatabadi, spiegando che «non sono accusati in quanto appartenenti a questa religione, ma perché hanno avuto un ruolo nell’organizzare la rivolta e mandare immagini degli incidenti a Paesi stranieri». La setta, nata nel Diciannovesimo secolo da una riforma dell’islam, è considerata eretica e i suoi membri sono accusati periodicamente di atti contro la sicurezza dello Stato.
Sette esponenti della comunità sono già in carcere dal 2007 con l’accusa di avere agito contro gli interessi della Repubblica islamica con la complicità di Israele. Il procuratore di Teheran ha aggiunto che un cittadino tedesco, di cui non è stata resa nota l’identità, anch’egli arrestato il 27 dicembre, è stato rilasciato.
http://edicola.avvenire.it/ee/avvenire/default.php?pSetup=avvenire
domenica 10 gennaio 2010
DIRITTI UMANI E LIBERTA' RELIGIOSA IN IRAN
La Baha'i International Community respinge l'accusa che i baha'i arrestati avevano armi in casa
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«È una spudorata menzogna», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. «I baha’i sono obbligati dai più fondamentali principi della loro fede a rispettare un’assoluta non violenza e l’accusa che nelle loro case ci possano essere armi o munizioni è semplicemente e completamente insostenibile.
«Queste sono indubbiamente mistificazioni infondate ideate dal governo che continua a voler creare un’atmosfera di pregiudizio e di odio contro la comunità baha’i iraniana. I baha’i hanno subito in Iran ogni forma di persecuzione per oltre un secolo e non sono mai ricorsi alla violenza armata e tutti lo sanno. Purtroppo il governo iraniano sta ancora una volta usando pure falsità per giustificare le proprie nefande intenzioni contro la comunità baha’i. Devono sapere che le loro bugie non riscuoteranno alcun credito.
«Ci preoccupa che queste accuse spuntino fuori proprio qualche giorno prima del previsto processo dei sette dirigenti baha’i, che sono stati reclusi per quasi due anni per accuse altrettanto infondate», ha detto.
«Tutte queste recenti accuse sono così forzate che sarebbero ridicole se non fossero così palesemente concepite per mettere in pericolo vite innocenti», ha affermato. «Come si è già detto, invece di accettare la responsabilità dei disordini nel paese, il governo iraniano cerca di dare la colpa ad altri, come le potenze straniere, le organizzazioni e i mezzi di comunicazione internazionali, gli studenti, le donne e i terroristi».
Venerdì, molte agenzie di stampa hanno riferito che il pubblico ministero di Teheran, Abbas Jafari Dolatabadi, ha detto che i baha’i arrestati domenica e sono stati arrestati per aver partecipato a organizzare le proteste di Ashura e specificamente per aver inviato all’estero fotografie dei disordini».
«Non sono stati arrestati perché sono baha’i», ha detto il signor Dolatabadi, secondo l’agenzia France Presse. «Nelle case di alcuni di loro sono state requisite armi e munizioni».
La signora Ala’i ha anche confutato l’affermazione del signor Dolatabadi che i baha’i erano coinvolti nella progettazione delle dimostrazioni di Ashura o in qualsiasi altra attività violenta o sovversiva in relazione con i recenti tumulti in Iran.
«Sono trent’anni che i baha’i iraniani sono soggetti alle peggiori forme di persecuzione, da esecuzioni arbitrarie all’esclusione dei loro figli dalle scuole», ha detto la signora . Ala’i. «Ma hanno sempre reagito in modo pacifico e legale».
I sette dirigenti baha’i saranno processati martedì in base a false accuse di spionaggio, «insulti contro la santità della religione» e «propaganda» contro il governo. Sono reclusi nella prigione Evin dalla metà del 2008. I sette sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm.
Domenica, nelle prime ore del mattino tredici baha’i sono stati arrestati nelle loro case a Teheran. Tre sono stati rilasciati, ma dieci sono ancora reclusi nella prigione Evin.
Sono Leva Khanjani, nipote di Jamaloddin Khanjani, e suo marito, Babak Mobasher, Jinous Sobhani, ex segretaria della signora Shirin Ebadi, e il marito Artin Ghazanfari, Mehran Rowhani e Farid Rowhani, che sono fratelli, Payam Fanaian, Nikav Hoveydaie e Ebrahim Shadmehr e suo figlio, Zavosh Shadmehr.
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sabato 9 gennaio 2010
DIRITTI UMANI E LIBERTA' RELIGIOSA IN IRAN
IMMINENTE IL PROCESSO DEI SETTE DIRIGENTI BAHA'I IN IRAN
GINEVRA, 5 gennaio (BWNS) – Recenti sviluppi in Iran hanno suscitato gravi preoccupazioni sulla sorte dei sette dirigenti baha’i il cui processo è stato fissato per martedì prossimo.
«Troppe volte la comunità baha’i in Iran è stata sottoposta a campagne di diffamazione e a false accuse inventate per orientare l’attenzione di una popolazione inquieta verso i baha’i distogliendola dai centri di potere», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. «E ora, in questi giorni che precedono il processo, alcuni segnali indicano che ancora una volta si sta facendo dei baha’i un capro espiatorio.
«Invece di accettare la responsabilità dei disordini nel paese, il governo iraniano cerca di incolpare gli altri, come le potenze estere, le organizzazioni internazionali e i mezzi di informazione, gli studenti, le donne e i terroristi. A questo lungo elenco di ipotetici criminali sono stati aggiunti ora anche i baha’i», ha detto.
«Negli ultimi giorni i mezzi di informazione sponsorizzati dal governo hanno accusato i baha’i di essere responsabili dei disordini che si sono verificati il sacro giorno di Ashura», ha detto la signora Ala’i. «Chiaramente con questa accusa si vuole suscitare il pubblico risentimento contro i sette baha‘i trattenuti nella prigione Evin. Pensiamo, con grande preoccupazione, che il governo, o elementi ultraconservatori al suo interno, possano usare i disordini in Iran per giustificare misure estreme contro queste persone ingiustamente imprigionate.
Questa preoccupazione è cresciuta domenica, ha detto, quando le autorità hanno prelevato 13 baha’i dalle loro case a Teheran, li hanno portati in un centro di detenzione e hanno cercato di convincerli a firmare un documento che diceva che in futuro non avrebbero più fatto alcuna dimostrazione.
«Facendo due più due, la situazione dei dirigenti baha’i è estremamente pericolosa. Siamo molto preoccupati per la loro sicurezza.
«Ci a spettiamo che il loro processo sia una farsa, con un risultato già deciso », ha detto.
«Se capiterà qualcosa a questi sette baha’i prima o dopo il processo, se ne dovrà ritenere responsabile il governo iraniano », ha detto la signora Ala’i. «Chiediamo alla comunità internazionale di dire chiaramente all’Iran che lo osserverà e che si aspetta che ogni processo sia pubblico e celebrato secondo i principi internazionalmente riconosciuti del giusto processo ».
I sette dirigenti sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm. Sono stati arrestati nella primavera del 2008 e da allora sono stati detenuti nella prigione Evin.
Fonti ufficiali iraniane hanno detto che i sette sono accusati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la sacralità della religione e propaganda contro la repubblica Islamica». Tutte queste accuse sono totalmente infondate, ha detto la signora Ala’i.
Il processo era stato fissato per luglio, agosto e ottobre ma ogni volta era stato rimandato. In dicembre, ai legali è arrivata la notifica che la data del processo era stata fissata per il 12 gennaio.
La signora Ala’i ha rimarcato che le persecuzione dei baha’i in Iran si sono costantemente intensificate durante il 2009. Attualmente, circa 48 baha’i sono in prigione e molti altri in tutto il paese hanno subito ispezioni domiciliari, confische di beni personali e ripetuti arresti del tipo revolving-door. Dallo scorso marzo, una sessantina di baha’i sono stati arrestati e imprigionati per periodi che vanno da una sola notte a parecchi mesi.
È anche proseguita una campagna anti-baha’i nei mezzi di informazione, ha detto, che è culminata nell’assurda accusa mossa la settimana scorsa che i baha’i erano coinvolti nel provocare i recenti disordini civili del sacro giorno di Ashura il 27 dicembre.
L’agenzia di stampa semi-ufficiale Fars, per esempio, ha scritto l’indomani che il Ne’mattollah Bavand, descritto come «esperto» di questioni politiche, ha affermato che «dietro la recente crisi e i recenti disordini c’è il bahaismo guidato dal sionismo».
La signora Ala’i ha detto che queste dichiarazioni hanno suscitato molte preoccupazioni fra i baha’i inducendoli a pensare che vi sia uno sforzo coordinato per introdurre queste false accuse nell’imminente processo.
Fra le 13 persone arrestate il 3 gennaio c’erano alcuni parenti di due dei dirigenti imprigionati, Negar Sabet, figlia di Mahvash Sabet, Leva Khanjani, nipote di Jamaloddin Khanjani e suo marito, Babak Mobasher. Le altre persone arrestate sono Jinous Sobhani, già segretaria della signora Shirin Ebadi, e suo marito Artin Ghazanfari, Mehran Rowhani e Farid Rowhani, che sono fratelli, Nasim Beiglari, Payam Fanaian, Nikav Hoveydaie e sua moglie, Mona Misaghi e Ebrahim Shadmehr e il figlio, Zavosh Shadmehr.
Per leggere l’articolo in inglese:
http://news.bahai.org/story/745
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foto: I sette «dirigenti» baha'i che saranno processati il prossimo 12 gennaio: seduti, Behrouz Tavakkoli e Saeid Rezaie, in piedi, Fariba Kamalabadi, Vahid Tizfahm, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi e Mahvash Sabet. La fotografia è stata scattata molti mesi prima del loro arresto nella primavera del 2008.
venerdì 8 gennaio 2010
NUTRIZIONE DA UNA PROSPETTIVA BAHA'I
CIBO PER IL CORPO, CIBO PER L'ANIMA
di Margaret Tash, Dietologa
Vorrei parlarvi di un aspetto della Fede Bahá’í che nonostante possa apparire “non spirituale”, affonda le sue radici nella Rivelazione dataci da Bahá’u’lláh.
Condivideremo i seguenti punti:
In primo luogo, ci sarà una breve introduzione sul cibo e il ruolo che esso svolge nella nostra vita.
Poi, vedremo come i principi della Fede si riferiscono alle scelte alimentari che facciamo.
Infine, scopriremo alcuni modi di mettere in atto questi principi spirituali.
Le citazioni riportate sono davvero solo un piccolo assaggio di ciò che è disponibile negli Scritti Bahá’í su questo argomento.
È importante ricordare che questa è la mia interpretazione personale di un approccio al cibo e alla nutrizione basata sugli Scritti Bahá’í. La mia presentazione si è evoluta notevolmente dal mio piano iniziale di avvicinare la nutrizione da un punto di vista clinico perché tramite il mio approfondimento e studio del nostro rapporto con il cibo, ho notato l’unità e l’interconnessione dei vari Scritti su questo argomento.
Quindi, come possiamo avere l’approccio alimentare e nutrizionale da un punto di vista spirituale? Mentre non esiste una “dieta Bahá’í” esistono però delle linee guida sulla direzione che noi, come civiltà, stiamo percorrendo verso il futuro. È un processo che ci porterà, individualmente e collettivamente, verso la salute, non solo per noi stessi, ma per ogni essere vivente sul pianeta.
Ovviamente, non siamo soggetti ad alcun obbligo di seguire qualunque di questi suggerimenti. Ma se desideriamo esplorare più a fondo questi principi, possiamo avvicinarci alla loro comprensione sotto una nuova luce.
Per incominciare, andiamo a esplorare alcune idee riguardo al cibo. Molto semplicemente, abbiamo bisogno di cibo per sopravvivere. Non possiamo vivere senza. Ma, il nostro rapporto con il cibo va ben oltre la mera sopravvivenza. Mangiare comprende i sentimenti di amore, di comunità, e la connessione. Culturalmente, attraverso i secoli, l’alimentazione ha svolto un ruolo nel mantenere i legami dei gruppi, e le tradizioni sociali erano spesso passate e tramandate di generazione in generazione, solitamente centrate attorno a celebrazioni e feste.
Ma ora, oltre a ciò, le scelte alimentari che facciamo hanno un impatto enorme su ogni essere vivente - su altre persone, sugli animali, sulle piante, e sull’ambiente. Abbiamo bisogno di abbracciare il pensiero globale nelle scelte alimentari che facciamo. Noi non siamo solo una famiglia o una tribù o un villaggio ... Non si tratta più di noi solamente!
Spesso pensiamo al cibo in modo egocentrico. Vogliamo, per esempio, controllare il nostro aspetto esteriore - essere di un certo peso, poterci infilare nei jeans di una certa taglia, o “apparire belli” agli altri. Questi pensieri sono basati su percezioni materialistiche dettate dalla nostra cultura; non sono basati sulla nostra realtà spirituale. Quindi tendiamo a guardare gli alimenti da un punto di vista egocentrico e non da un punto di vista spirituale.
Potremmo chiederci per la prima volta: Perché mangiamo? Qual è lo scopo di scegliere certi cibi piuttosto che altri? Se non è quello di ottenere addominali scolpiti, perché mai dovremmo preoccuparci di ciò che mangiamo? Qui è un pensiero di ‘Abdu’l-Bahá a rispondere a questa domanda:
“Prendersi cura della propria salute è fatto con due intenzioni. L’uomo può prendersi cura del suo corpo al fine di soddisfare i propri desideri personali. Oppure, può prendersi cura della sua salute con l’intenzione di servire l’umanità e di vivere abbastanza a lungo per compiere il suo dovere verso di essa. La seconda è più encomiabile.” – ‘Abdu’l-Bahá, Star of the West, Vol VIII, n. 18, p. 230; The Throne of the Inner Temple, p. 19 (libera traduzione).
Ora sappiamo perché dovremmo mangiare sano. E poi? Non c’è una dieta Bahá’í. Peró, ‘Abdu’l-Bahá ci ha dato alcuni barlumi per illuminarci la via. Questa citazione potrebbe esservi familiare:
“I cibi del futuro saranno la frutta ed i cereali. Arriverà il tempo quando non si mangierà più la carne. La scienza medica è ancora solo agli inizi, ma ha dimostrato che la nostra dieta naturale è quella che cresce dalla terra. L’uomo si svilupperà gradualmente fino alla condizione di prendere solo questa alimentazione naturale.” – ‘Abdu’l-Bahá, Lights of Guidance, p. 296 (libera traduzione).
Vorrei chiarire qui che ‘Abdu’l-Bahá si riferisce non solo alla frutta e cereali. In altri scritti, parla di verdura, noci, oli e verdure come parte della dieta verso la quale l’umanità si muoverà.
Inoltre, ‘Abdu’l-Bahá parla delle differenze fisiche tra i carnivori e gli esseri umani. Egli afferma che la forma dei nostri denti è fatta per macinare il grano o mordere la frutta, non per lacerare le carni. Anche il nostro apparato digerente è molto diverso dai carnivori. Parlando di questo aspetto, Egli dice:
“Diventa, dunque, piuttosto evidente data l’attrezzatura per l’alimentazione, che il cibo delll’uomo è destinato ad essere il cereale e non la carne. Quando l’umanità si sarà sviluppata più pienamente, il consumo di carne gradualmente cesserà.” – ‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 170 (libera traduzione).
Adesso abbiamo un quadro un pò più completo. Ma questa dieta a cui ‘Abdu’l-Bahá accenna - con meno carne, più cereali, frutta e verdura, una dieta più semplice - come si collega ai principi spirituali della Rivelazione di Bahá’u’lláh?
Cominciamo col discutere i principi della Fede e confrontiamoli con questo stile di nutrizione incoraggiato da ‘Abdu’l-Bahá. Uno dei principi fondamentali della Fede Bahá’í è la indipendente ricerca della verità. E' nostro dovere di indagare e di ricercare la verità per tutta la nostra vita, così che possiamo integrare ciò che apprendiamo nel mondo materiale con quanto sappiamo dalla leggi spirituali e dai principi che abbiamo ricevuto.
Questa è la nostra sfida! Noi, specialmente quelli di noi del mondo occidentale, viviamo in una società basata pesantemente sul consumo della carne. Ma gli Scritti Bahá’í ci incoraggiano ad avanzare, ad allontanarci dalle correnti norme sociali. Siamo disposti a indagare la verità e la sua relazione a noi stessi, alla nostra vita individuale, e non semplicemente rispecchiare i valori della società che ci circonda?
Un altro principio Bahá’í è l’unità e l’unicità dell’umanità. Questo non è un pensiero astratto che Bahá’u’lláh ci ha dato. Siamo un unico popolo. Che cosa ha a che fare con ciò che mangiamo? Significa che le nostre azioni riguardo alle nostre scelte alimentari hanno un profondo effetto su altre persone, spesso con risultati negativi.
Se crediamo veramente che siamo un unico popolo e crediamo nell’unità del genere umano, allora non vogliamo che le nostre azioni danneggino i nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo. Caso mai, faremmo tutto il possibile per proteggerli ed assisterli, ovunque essi vivano. (Discuteremo più avanti come le nostre azioni possono promuovere l’unità del genere umano).
Ci è stato detto negli Scritti Bahá’í di mostrare gentilezza verso gli animali. Non voglio parlare a lungo su che cosa accade ora agli animali che vengono allevati nelle nostre aziende agrarie. Dal momento in cui nascono, sono allevati in condizioni di sovraffollamento, e finiscono la loro vita in orribili macelli. Tutta la loro vita è spesa in circostanze terribili. Compriamo la carne a “pezzi” così da non dover pensare che un essere vivente ha dovuto morire - spesso in condizioni terribili - per noi. Pensateci, e poi ascoltate queste parole di ‘Abdu’l-Bahá:
“Per quanto riguarda il consumo di carne animale e la sua astinenza, ... egli [l’uomo] non ha bisogno di carne, né è obbligato a mangiarne. Anche senza mangiare carne avrebbe massimo vigore ed energia.... In verità, uccidere gli animali e mangiarne la carne sono in qualche misura contrari alla pietà ed alla compassione, e se uno potesse accontentarsi di cereali, frutta, olio e frutta secca, sarebbe ... senza dubbio meglio e più piacevole.” – ‘Abdu’l-Bahá, da una lettera scritta ad un credente, in Lights of Guidance, p. 294 (libera traduzione).
L’eliminazione degli estremi di ricchezza e povertà è un altro principio della Fede Bahá’í. Come si collega alle scelte alimentari che facciamo? Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (U.N. World Food Program) riporta che ogni giorno 25.000 persone muoiono di cause connesse alla fame. Molti di loro sono bambini al di sotto dei 5 anni. Un altro miliardo di persone non ha abbastanza da mangiare. Questo è un sesto di quella popolazione mondiale, più della popolazione congiunta degli Stati Uniti, del Canada e dell’Unione europea. C’è una discrepanza enorme tra chi ha troppo da mangiare, e chi non ha nulla e ne soffre tutte le conseguenze. Ecco quello che Adib Taherzadeh, che servì nella Casa Universale di Giustizia, scrisse sulla gente del futuro:
“La nobiltà dell’uomo ed il suo sviluppo spirituale, lo eleveranno in futuro ad un tale rango che nessun individuo potrà godere di mangiare il proprio cibo o di riposare nella propria casa, sapendo che, in qualche parte del mondo, c’é una persona senza cibo o riparo.” – Adib Taherzadeh, The Revelation of Bahá’u’lláh, vol. 3, p. 126 (libera traduzione).
Questo è sicuramente un obiettivo degno dei nostri sforzi. Sono la scienza e la religione in accordo rispetto a questa nuova dieta? La scienza si sta solo ora mettendo al passo con ciò che ‘Abdu’l-Bahá scrisse nel primo Novecento. In effetti, da quei tempi, la nostra dieta è peggiorata per quanto riguarda il consumo di carne. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino ad oggi il nostro consumo di carne è salito alle stelle e, con esso, il numero dei problemi di salute che sono esso associati e che ci affliggono. La scienza ha dimostrato che una dieta che contenga meno carne e più cereali, legumi, frutta, e ortaggi, è associata ad un minore tasso di obesità e ad una diminuzione nei disturbi cardiaci, diabete, ictus, e cancro, tra le altre malattie.
Che aspetto ha l’interno del nostro corpo? Come lo stiamo nutrendo? Questo è più importante che l’aspetto fisico esteriore. Prenderci cura della nostra salute ci permette di servire l’umanità più pienamente, ‘Abdu’l-Bahá dice anche che, in futuro, gli alimenti verranno utilizzati per curare le malattie.
L’amore per la natura e la tutela dell’ambiente sono due altri aspetti della Fede Bahá’í. Bahá’u’lláh teneva cara ed amava profondamente la natura. Gli Scritti Bahá’í sono pieni di squisite testimonianze della bellezza del mondo che ci circonda. Bahá’u’lláh scrisse:
“La Natura è la Volontà di Dio e l’espressione di tale Volontà nel e per mezzo del mondo contingente…” – Bahá’u’lláh, Tavole di Bahá’u’lláh, p. 134
Eppure, Bahá’u’lláh ci avvisa di curarci dell’ambiente, e di non abusarne come abbiamo fatto finora:
“…camminate sulla Mia terra compiaciuti e soddisfatti di voi stessi, ignorando che la Mia terra è stanca di voi e che ogni cosa in essa vi schiva.” – Bahá’u’lláh, Le Parole celate, n. 20 dal persiano.
Le seguenti statistiche sono dall’Istituto per le Risorse Mondiali (World Resources Institute): 50% di tutti i cereali coltivati nel mondo vengono utilizzati per l’alimentazione del bestiame;
30% della superficie delle terre emerse è dedicato all’allevamento degli animali;
70% di tutta l’acqua dolce viene utilizzata per la produzione animale (ad esempio, per irrigare le colture destinate all’alimentazione del bestiame, per altre necessitá dell’allevamento, per l’uso nella macellazione degli animali e nella lavorazione dei generi alimentari).
Secondo il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (U.N. Environment Programme), il 17% della foresta originaria dell’Amazzonia è stato perduto al pascolo e all’attivitá agro-alimentare animale. Si stima che il 50% della foresta pluviale sarà perso in soli 20 anni. L’ONU rileva che "... il settore dell’allevamento emerge come uno dei 2 o 3 contributi più significativi ai problemi ambientali più gravi a tutti i livelli, dal locale al globale”. Si stima correntemente che circa un quinto (18%) dei gas a effetto serra nel mondo proviene da metano prodotto dal bestiame. Questo è più di tutti gli aerei, gli autobus, le automobili ed i treni del mondo ... messi insieme. Peggio ancora, il riscaldamento globale porta a cambiamenti climatici, tra cui la siccità che spesso risulta causa di fame e morte in molti altri Paesi. Persone reali - i nostri fratelli e sorelle - subiscono le conseguenze delle nostre scelte alimentari.
La Casa Universale di Giustizia, nel 1989, ha scritto:
“... l’assistenza agli sforzi per conservare l’ambiente tramite metodi che si fondino con il ritmo di vita della nostra comunità deve assumere maggiore importanza nelle attività Bahá’í.” – Lettera dalla Casa Universale di Giustizia ai Bahá’í del mondo, datata 21 aprile 1989. Citata in “The Conservation of Earth’s Resources”, Compilation of Compilations, vol. I, p. 86 (libera traduzione).
Avete sentito parlare della dieta a basso tenore di carbonio? No, non stiamo parlando della dieta povera di carboidrati! La dieta a bassa tenore di carbonio mira a ridurre la nostra “impronta di carbonio” tramite le scelte alimentari che facciamo. Essa sottolinea in particolare una ridotta assunzione di carne per diminuire la produzione di metano, così come l’acquisto di piú alimenti prodotti localmente per ridurre il consumo di prodotti petroliferi per il trasporto. La produzione di un kilo di carne emette lo stesso quantitativo di carbonio prodotto da una macchina guidata per 700km. È stato detto che è meglio guidare un Hummer e mangiare un hot-dog vegetariano, che guidare una Prius e mangiare un hot-dog. Credo che la scelta migliore sia quella di guidare una Prius e mangiare un hot-dog vegetariano!
Ora, colleghiamo alcuni componenti spirituali. Pensiamo che le nostre azioni fisiche - quello che facciamo e quello che mangiamo - influenzano la nostra crescita spirituale? È possibile? Ecco ciò che dice ‘Abdu’l-Bahá:
“Esiste una connessione tra le cose materiali e le cose spirituali. Più sano é il suo corpo tanto maggiore sarà la potenza dello spirito dell’uomo.” – ‘Abdu’l-Bahá, Star of the West, Vol. VIII, No. 18, p. 231, citato in The Throne of the Inner Temple, pp. 19-20 (libera traduzione).
Altre virtù, come la moderazione, la frugalità e la semplicità sono incoraggiate negli Scritti Bahá’í. Non c’é bisogno di vestirsi di tela da sacco o di lavorare in una fattoria per incarnare queste virtù. ‘Abdu’l-Bahá afferma:
“L’economia è la base della prosperità umana .... É più nobile essere soddisfatti con una crosta di pane raffermo che godersi una sontuosa cena con molte portate pagata a spese di altri. La mente di una persona equanime è sempre tranquilla ed il suo cuore é a riposo. Con quale felicità un tale uomo si appaga dei i suoi pasti frugali! Con quale gioia và camminando, e come dorme pacificamente!” – ‘Abdu’l-Bahá, citato in Bahá’u’lláh e la Nuova Era (libera traduzione).
Altre virtù che siamo incoraggiati a praticare includono la gratitudine e la consapevolezza. Come facciamo a praticare gratitudine e consapevolezza quando parliamo di cibo? L’idea è quella di diventare più consapevoli delle scelte alimentari che facciamo quando facciamo la spesa o prepariamo i pasti, sia se mangiamo a casa o in un ristorante.
Possiamo dedicare qualche minuto ad essere grati, a pensare alle connessioni necessarie per ricevere questo cibo. Non stiamo parlando di un rituale, ma, piuttosto, vogliamo riconoscere tutto ciò che serve per portare il cibo a noi. Vogliamo riconoscere la grazia di avere abbastanza da mangiare in un mondo dove non tutti ne hanno. ‘Abdu’l-Bahá pregava spesso all’inizio di un pasto. Quando ci fermiamo per un momento in segno di gratitudine, stiamo ricordando la bontà di Dio, e onoriamo ciò che ci è stato dato. Ora, in questo segmento finale, parleremo di come mettere in pratica questi principi. Bahá’u’lláh ci guida ad impegnarci oltre alla semplice lettura o al pensare a modi per cambiare. Egli scrive:
“Incombe ad ogni uomo illuminato e perspicace cercare di mettere in atto ciò che è stato scritto.” – Bahá’u’lláh, Tavole di Bahá’u’lláh, p. 154.
Uno può chiedersi: cosa posso fare? Che cosa può fare una persona sola? Fa poi una differenza? Si, la fa una differenza! In primo luogo, abbiamo bisogno di mettere i principi spirituali in azione, come ci dice Bahá’u’lláh. Questo è un processo. Non dobbiamo essere perfetti. Dobbiamo semplicemente iniziare. Ogni piccolo cambiamento che facciamo importa.
Provate a pensare a questi cambiamenti come a un processo positivo verso una meta, non come a una privazione. Dopo tutto, quando preghiamo e meditiamo, sappiamo che ci stiamo “privando” del tempo per rilassarci e divertirci. Eppure, sappiamo che questo abbandono di una cosa materiale si tradurrà in un maggiore beneficio e quindi lo facciamo per questo motivo. E così è con i cambiamenti delle nostre abitudini alimentari. Stiamo costruendo corpi piú sani ed un pianeta più sano. Ancora meglio, si tratta veramente dell’unitá delle nostre anime in realtà e della nostra disposizione a cambiare le nostre azioni, per il miglioramento del mondo, e di non essere "compiaciuti e soddisfatti di sè stessi” come ci ammonisce Bahá’u’lláh.
Per incominciare, possiamo pregare e studiare gli Scritti su questo argomento, consultarci con i nostri amici, riflettere sul ruolo che svolgiamo, e poi prendere una qualche azione che ci ispiri. Non c’è un unico modo “giusto” di farlo. Basta che cominciate a cambiare le vostre abitudini, e sarete guidati a continuare questo viaggio.
Mangiare meno carne non è per niente obbligatorio. Ma è incoraggiato negli Scritti Bahá’í come pure da molte agenzie governative, tra cui il Pannello Intergovernamentale sul Cambiamento Climatico (IPCC). Come nel concetto di partecipazione di tutti, dove tutti contribuiscono per il bene della comunità, l’effetto totale di ognuno di noi, facendo la propria parte, ha un effetto esponenziale sul cambiamento del mondo. Non dimenticatevelo mai!
Cosa possiamo fare individualmente o in gruppo? In primo luogo, considerate l'unirvi ai molti che partecipano ai “Lunedì di magro”. Cos’é? Il Lunedi di magro era stato lanciato durante la Prima Guerra Mondiale -ed usato di nuovo nella Seconda Guerra Mondiale- come modo di assitere lo sforzo bellico a sostegno delle truppe alleate. Nel 2003, il Lunedì di magro veniva rilanciato dalla Facoltà di Sanità Pubblica dell’Universitá Johns Hopkins (Johns Hopkins’ Bloomberg School of Public Health) e approvata da 20 delle principali scuole di sanità pubblica. Era una risposta al peggioramento dello stato di salute degli americani, per ridurre l’incidenza di patologie prevenibili connesse al nostro elevato apporto di grassi saturi.
Nel 2009, il Lunedì di magro ha ottenuto sostegno globale a causa del crescente impatto del consumo della carne sulla salute ambientale del pianeta. Sia individui che istituzioni hanno accettato la sfida di eliminare la carne un giorno alla settimana. Si può rinunciare a un pasto a base di carne a settimana? O un giorno alla settimana? O di più? Che altro possiamo fare? Ecco alcuni suggerimenti:
Sosteniamo l’agricoltura locale. Andiamo a conoscere alcune delle persone che coltivano il tuo cibo! Godiamoci frutta, verdura, miele, marmellata, pane, dolci e altro ancora - tutti prodotti dove viviamo. Dove trovarli? Prova i mercati di paese; i venditori di frutta e verdura lungo la strada; le cooperative alimentari ed i negozi di alimenti naturali che vendono prodotti locali; cerca i prodotti locali nei negozi di generi alimentari; sostieni la CSA (agricoltura sostenuta dalla comunità).
Quando ti connetti a livello personale con le persone che coltivano il cibo, forgi legami di amicizia e di unità. É un altro modo di promuovere l’unità dell’umanità.
Acquista prodotti organici o no-spray (senza pesticidi o erbicidi) quando puoi. Se bevi caffè, tè o cioccolata calda, compra “commercio equo”, quando è possibile. Cos’è il “commercio equo”? É un sistema di scambio che promuove un commercio mondiale più equo, in particolare per i venditori ed i produttori nelle aree più povere, ed é più sostenibile per l’ambiente. Prodotti del commercio equo e solidale sono più costosi perché rappresentano il valore attuale di questi oggetti. Si tratta semplicemente di pagare agli agricoltori il denaro che è loro dovuto, con giustizia ed equità. Diminuisci la quantità di cibo che sprechi acquista solo ciò che puoi effettivamente utilizzare. Esaurire le risorse naturali solo per poi scartarle senza che siano consumate è un problema della nostra società che sta peggiorando. Avevano ragione le nostre mamme quando ci dicevano di finire i nostri piatti perché c’é gente che muore di fame! Sii più consapevole di quello che necessiti e limita lo spreco.
Aumentare la tua consapevolezza e gratitudine per tutto ciò che hai. Questo porterà a una maggiore sensibilizzazione ed a benefici spirituali. Prendi un momento per esprimere gratitudine per tutto quello che hai. Sentiti connesso a chi ha meno.
Che altro si può fare? Considera altri modi per aiutare l’ambiente. Hai bisogno di idee? Compra cosmetici, dentifricio, crema da barba, ecc. “senza crudeltà” (prodotti che non sono testati sugli animali). Prova detergenti naturali piuttosto che quelli di origine sintetica. Usa prodotti di carta riciclata. Riduci, riutilizza, ricicla!
Oltre all'azione individuale, occorre anche una concezione più ampia per effettuare un cambiamento più duraturo. Collettivamente, i principi della Fede Bahá’í promuovono il benessere materiale e spirituale dell’umanità. Cosa sta accadendo nella comunità internazionale?
Diamo un’occhiata alla Comunità Internazionale Bahá’í (BIC). La BIC è stata fondata nel 1948 come organizzazione non governativa presso le Nazioni Unite. La BIC ha status consultivo e/o relazioni collaborative con numerose agenzie delle Nazioni Unite direttamente impregnate in questioni di alimentazione, agricoltura ed ambiente, tra cui l’UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia), OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente e quello per lo Sviluppo.
In tutto il mondo ci sono diversi progetti di sviluppo sociale e economico (SED avviati da Bahá’í e basati sui principi spirituali propugnati negli Scritti Bahá’í. Uno degli esempi è un progetto orticolo iniziato nel 1990 in Mongolia, dove la disponibilità di verdure fresche era scarsa e le malattia da deficit vitaminico erano prevalenti. Il progetto, avviato dai Bahá’í locali, é basato sui principi di consultazione, di servizio all’umanità, e di promozione dello sviluppo della comunità. É stato in grado di promuovere con successo la coltivazione di piccoli orti dove non ne erano mai esistiti prima. Questo è un ottimo esempio di come i principi spirituali possono cambiare e rafforzare una comunità intera.
Anche le Nazioni Unite e altre organizzazioni adesso si volgono ai valori spirituali per guidare iniziative globali:
“I concetti di spiritualità e di valori spirituali, un tempo quasi tabù nella maggior parte delle deliberazioni delle Nazioni Unite relative allo sviluppo, sono attualmente articolati ai più alti livelli.” – Comunità Internazionale Bahá’í, Valuing Spirituality in Development.
Nel 23 settembre 2009, il Dr. Rajendra Pachauri, presidente del gruppo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, intervenne presso gli uffici della BIC a New York, sottolineando la dimensione morale ed etica del riscaldamento globale. I suoi commenti erano parte del lancio ufficiale di un appello diretto ai leader del mondo riuniti per il vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. L’appello, redatto dalla Comunità Internazionale Bahá’í e sottoscritto da 25 organizzazioni non governative, gruppi religiosi e istituti di politica, afferma, fra l’altro, che: “la ricerca della giustizia sul clima non è una competizione per risorse limitate, ma è parte di un processo evolutivo verso livelli di maggiore unità tra le nazioni, mentre si sforzano di costruire una civiltà sostenibile, equa e pacifica.”
Cos’è veramente necessario per realizzare tutti questi cambiamenti di cui stiamo parlando, come individui o come società? Mi piacerebbe chiudere con questa citazione di Shoghi Effendi, che ha scritto, nel 1932:
“Abbiamo bisogno di cambiare il nostro atteggiamento, di rinquadrare tutte le nostre concezioni e di un nuovo orientamento delle nostre attività. La vita interiore dell’uomo, così come il suo ambiente esterno, deve essere ridisegnata, se si vuole assicurare la salvezza della umanità.” – Da una lettera scritta a nome di Shoghi Effendi ad un credente, datata Maggio 27, 1932. Citata in The Compilation of Compilations, vol. 1, p. 85
Libera traduzione di Nilufar Polizzi dell'articolo di Margaret Tash: http://www.bahaiperspectives.com/bahai-concepts/2009/10/15/food-for-the-body-food-for-the-soul/
mercoledì 6 gennaio 2010
LA FEDE BAHA'I SULLA RIVISTA MUSICA JAZZ
Il mensile " Musica Jazz " ( tale rivista è in vita dal 1945, ed è la più autorevole in Italia, nel suo settore ) nel numero in edicola di Gennaio 2010, dedica una ampia e documentata intervista a Tierney Sutton, grande cantante del jazz contemporaneo, due nomination ai grammy che ha all'attivo ben otto album CD, tra cui ultimo il bellissimo "Desire " .
) Ed. Minimum fax Euro 20,00.Massimo Boldracchi
martedì 5 gennaio 2010
SU IL SOLE 24 ORE IL TEMPIO BAHA'I IN INDIA
Su Il Sole 24 Ore i baha'i sono menzionati anche in questo articoletto a proposito del Tempio in India:
| Foto del giorno |
| Il silenzio Bahai |
| Tempio Bahai, New Delhi - India. Il Lotus Temple, noto anche come il Tempio Bahai, è una delle più grandi meraviglie di New Delhi, uno dei pezzi più spettacolari dell'architettura moderna in India. Il tempio è particolarmente suggestivo alla sera per gli effetti di luce che enfatizzano i petali di questo gioiello in marmo a forma di loto, l'ultimo di sette edifici realizzati in varie parti del mondo per commemorare la fede Bahai. Si tratta di un vero e proprio tempio del silenzio dove godere di un clima di pace, là dove tutti i fedele di ogni religione possono pregare e meditare secondo i propri usi e riti. Courtesy©Manish Swarup/Lapresse |
http://www.viaggi24.ilsole24ore.com/multimedia/fotodelgiorno/index.php?gal=F11420145







